Parafrasi de “Il risveglio del giovin signore” Parini

29 05 2007

1-7
giovin signore, sia che a te il sangue purissimo e divino arrivi attraverso una lunga serie di reni magnanemi, sia che gli onori acquistati e le ricchezze unite in terra e in mare dall’avaro padre in pochi lustri correggano il difetto del sangue ascolta me maestro di amabile stile di vita

8-15
ora ti insegnerò come passare questi giorni di vita noiosi e lenti, che una così lunga noia ti accompagnano. Da me apprenderai quali dovranno essere le tue preoccupazioni al mattino, mezzogiorno sere, sempre se tra i tuoi ozi ti resta l’ozio di ascoltar le mie parole.

16-32
In passato hai visitato in Francia ed il Inghilterra i templi consacrati a venere ed a mercurio e porti ancora impressi i segni del tuo impegno, ora è tempo di riposarti. Invano al vita militare ti chiama, perché è veramente folle quello che si guadagna al rischio della vita e naturalmente tu aborri il sangue. Non ti sono meno gli studi della dea Minerva ti resero troppo avverso ad esse le aule scolastiche piene di pianto dove le arti e le scienze migliori sono trasformate in mostri e fantasmi fanno echeggiare nei soffitti i lamenti dei giovani. Ora per prima cosa ascolta quali piacevoli occupazioni il mattino debba guidare a te gradevolmente.

32-52
il mattino sorge in compagnia dell’alba prima del sole che poi appare grande sull’orizzonte e rende lieti gli animali e le piante i campi e le acque. Allora il laborioso contadino si alza dal caro letto che la moglie con i figli l’avevano intiepidito durante la notte; poi portando sul collo i sacri attrezzi che Cerere e pale avevano inventato per primi, va nel campo con il bue che gli cammina lentamente davanti, e dal piccolo sentiero scuote i rami dalla rugiada che come gemme riflettono i nascenti raggi del sole.Allora si alza il fabbro e riapre al rumorosa officina e ritorna alle opere non terminate il giorno precedente, sia se lavora a rendere sicuri i forzieri all’inquieto ricco fornendogli una chiave complessa e di meccanismi di ferro, si se vuole incidere gioielli e vasi d’argento e d’oro per ornamento di spose e mense.

53-60
ma che? Tu inorridisci e drizzi i capelli come un istrice a sentire le mie parole, a giovin signore non è questo il tuo mattino. Tu non ti sei seduto ad una povera mensa mentre il sole tramontava e ieri non sei andato a dormire in un letto disfatto alla luce incerta del crepuscolo, come è condannato a fare l’umile popolo

61-64
giove con voi benevolo concesse altro destino a voi nobili figli dei a voi radunata di semi dei terreni, e a me aspetta guidarvi lungo una strada diversa con accorgimenti e leggi diverse.

65-76
tu hai prolungato la notte di più rispetto al popolo tra i convitti e il teatro dell’opera e il gioco d’azzardo e in fine stanco di stare in una carrozza d’oro tu battesti in lontananza la quieta ria notturna con il rumore di calde ruote e con il calpestio dei cavalli velocissimi e illuminasti intorno a te le tenebre con le fiaccole cosi come Plutone fece rimbombare il territorio siciliano dal’uno all’altro mare con il carro a cui davanti splendevano fiaccole delle furie con capelli di serpente

77-89
in questo modo stanotte sei tornato al palazzo ma qui ti andava per nuovi impegni la mensa con stuzzichini e vini inebriati dei colli francesi, toscani, spagnoli ungheresi, a cui bacco concesse una corona di vere edera e le disse prendi posto come regina della mensa. In fine il sonno ti assestò con le proprie mani le morbide coltri, intorno al quale una vola adagiato il servo abbassò i tendaggi di seta e a te chiuse gli occhi dolcemente che il gallo è solito aprigli agli altri.

90-100
è perciò giusto che Morfeo dio del sonno non ti disturbi dal sonno profondo, i sensi stanchi prima che il giorno tenti di entrate attraverso le finestre e prima che i raggi del sole il tuo capo segnino deve aver inizio qui la tua giornata, e da questo momento che devo iniziare il mio compito, devo insegnarti i ed impartirti attraverso la poesia le imprese.

101-107
dopo che i valletti hanno udito lo squillo dei campanelli scossi dalla tua mano, accorsero pronti a spalancare le imposte e hanno fatto in modo che il sole non ti colpisse direttamente gli occhi dandoti fastidio

108-124
alzato e appoggiato su un cuscino passi la mano sugli occhi per levarti i segni del sonno e formando con le labbra un piccolo arco gradevole da vedersi e sbadigliando silenziosamente. O se ti vedesse in un atteggiamento cosi raffinato il duro capitano quando in situazione militare lancia un grido che lacera le orecchie, per mezzo del quale ordina alla squadre dei movimenti; se ti vedesse il capitano proverebbe una vergogna più grande di quella di minerva quando vide riflesse le sue guance gonfie mentre suonava il flauto

125-143
ma io vedo gia rientrare il tuo servitore e chiede a te quale sia la bevanda che preferisci ere nella tua tazza preziosa; tazze e bevande sono prodotti orientali scegli quello che desideri di più, se ti è gradito offrire allo stomaco dolci ed riscaldanti bevande che cosi il calore vi ardi regolato e ti aiuti a digerire scegli la cioccolate che te ne fanno dono gli abitanti del guatemala e dei carabi che hanno i capelli circondati di penne secondo l’uso barbarico.Ma se ti appesantisce la fastidiosa e cattiva digestione o cresce tropo grasso attorno alle tue parti del corpo bevi ila bevanda simile al nettare nella quale tostato fuma e brucia il seme giunto da te da Aleppo e da monache è orgogliosa essendo sempre affollata da mille navi

144-157
certamente fu necessario che una stato uscisse dai territori antichi e con navi tempestose fra tempeste e navi sconosciute e fra eventi straordinari mai visti prima timori rischi e privazioni. Superasse in confini del mondo conosciuto ancora inviolati. E fu veramente giusti che Pizzarro e cortes sparsero sangue e che con le armi gettarono giù dal trono i re messicani e gli incas affinché giunsero a noi le prelibatezza al tuo palato.

158-168
non voglia il velo però che nel momento in cui sorseggi la bevanda un servo indiscreto ti annuci improvvisamente il sarto maleducato che non soddisfatto di aver condiviso con te i drappi ti chieda di pagarti, succederebbe che quella bevanda diventi acida ed indigesta nel tuo stomaco e ti farebbe ruttare in modo plebeo per tutto il giorno.

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Vita e Opere di Giuseppe Parini

22 02 2007

Giuseppe Parini  nacque a Bosisio il 23 maggio 1729, figlio di un modesto commerciante, all’ età di 10 anni fu affidato a una benestante zia di Milano che gli pagò gli studi. Nel 1741 la zia morì lasciando in eredità a Parini una modesta cifra a patto che abbracciasse la carriera ecclesiastica. Due anni prima dell’ ordinazione sacerdotale Parini pubblico  1752 la sua prima raccolta poetica: Alcune poesia di Ripano Pupilino, rime sottoforma di novantaquattro componimenti di carattere sacro, profano, amoroso, pastorale e satirico. L’ opera ebbe un discreto successo e fu ammesso all’ Accademia dei Trasformati. Tra i contributi all’ accademia vengono ricordati: Dialogo sopra la nobiltà (1757) Discorso sopra
la Poesia
(1761). Nel 1754 fu assunto come precettore in casa del Duca Serbelloni, dove rimase fino al 1762. Nella primavera del 1763 entrò a servizio degli Imbonati, dove rimase fino al 1769; in quello stesso anno pubblico il poemetto satirico Il Giorno, formaro da tre volumi: il mattino (1769) il mezzogiorno (1771) e la sera (1785). Nel 1768  fu nominato poeta del Teatro ducale di Milano, e nel 1769 gli venne affidata anche la direzione della “gazzetta di Milano”. Nel 1770 gli venne affidato l’ incarico di professore all’ Accademia di Brera. In questi anni, Parini compose anche numerose Odi come La tempesta, A Silvia. Nel 1799 scrisse il sonetto Predarono i filistei l’ arca di Dio, e successivamente morì