Analisi “All’ amica risanata” di Foscolo

29 06 2007

Schema Argomentazione:

  1. Nella prima parte Foscolo esalta la bellezza esteriore della donna descrivendo atti della sua vita mondana ;

  2. Nella strofa centrale c’e’ il collegamento tra poesia e bellezza: la sua presenza suscita invidia nelle altre donne e le divinità dell’ amore guardino male chi le ricorda che la sua bellezza fugge via;

  3. L’ ultima pate e’ caratterizzata dalla descrizione di 3 divinità, sottolineando il loro aspetto mortale;

  4. Conclude dicendo che, grazie alla sua poesia, anche lei diventerà una divinità perche’ la sua bellezza non morirà mai.

Neoclassicismi:

Figure mitologiche: Venere, Artemide (Diana), Bellona, Saffo, Faone

Citazioni di poeti: Orazio

Personificazioni: le ore, grazie, amore, aprile

Figure Retoriche:

  1. V 2: perifrasi = “astro più caro al cielo”

  2. V 8: sineddoche = “membra”

  3. V 15: sinestesia = “i grandi occhi al sorriso”

  4. V 18: personificazione = “le ore”

  5. V 30: endiadi = “affanni e speranze”

  6. V 33: anafora = “e cò e cò”

  7. V 42: sineddoche = “petto”

  8. V 48: personificazione = “aprile”

  9. V 52: personificazione = “grazie”

  10. V 66: climax = “freccia monti luna”

  11. V 73: perifrasi = “venere”

  12. V 82: personificazione = ” suonano i liti”

  13. V 92: sineddoche = “Italia cetra”

Annunci




Analisi e PArafrasi di “Alla sera ” di Foscolo

29 06 2007

Parafrasi:

Forse perche’ tu o sera sei l’ immagine della morte, così gradita quando vieni a me. Sempre scendi gradita sia quando ti accompagnano le nuvole estive e i venti sereni, sia quando tu o sera porti dal cielo nevoso tenebre lunghe e inquietanti e tu occupi le vie segrete del mio cuore con dolcezza. Tu o sera mi fai vagabondare sulle orme della morte e intento il tempo che sto vivendo fugge e con lui vanno le preoccupazioni, per colpa delle quali il tempo si consuma con me; e mentre io osservola tua pace, dorme lo spirito che dentro di me ruggisce.

Temi Romantici:

Concezione positiva della morte, spirito da guerriero, esposizione dei sentimenti

Temi Neoclassici:

Concezione materialistica e atea

Figure Retoriche:

Enjambement = V: 1,2,3,5,6,7,9,10,11,12,13

Metafore = V: 1 (fatal quiete), 14 (rugge)

Perifrasi = V: 4 (nubi estive e seffiri sereni), 5 (nevoso aree…)

Intreccio romantico e neoclassico:

Per quanto riguarda il tema della morte, Foscolo nega l’ esistenza di una vita ultraterrena (visione materialistica-atea) ma allo stesso tempo il poeta non risulta spaventato da cio’, anzi risulta compiaciuto nel veder calare la sera (o la morte).

Concezione della Morte e dell Vita:

Foscolo non crede in una vita ultraterrena, ma la sera gli dà sensazioni piacevoli. La concezione della vita è tipicamente preromantica; infatti la vita è una continua lotta contro gli ostacolo (vedi V 11).





Analisi e Parafrasi di “In morte al fratello Giovanni” di Foscolo

29 06 2007

Parafrasi:

Un giorno, ammesso che io smetta di essere in esilio, mi vedrai seduto sulla tua tomba, fratello mio, a piangere per il fiore della tua giovinezza, caduta anzitempo. La madre adesso parla di me con il tuo cadavere, trascinando la sua tarda giornata, io invece tendo a voi due le mani e posso salutare solo da lontano la mia patria. Sento le avversità del destino e le preoccupazioni che tormentano la tua vita e desidero anche io la tua stessa quiete. Mi resta solo qesto desiderio oggi! Stranieri, rendete al cuore di mia madre il mio cadavere.

Schema:

Ogni strofa e’ caratterizzata da un personaggio (il fratello morto, la madre, il poeta) e oguna e’ come una fotografia che il poeta vuole comunucarci.

Temi Romantici:

patriottismi, richiamo della morte

Temi Neoclassici:

citazone di Catullo

Figure retoriche:

Allitterazione = V 5: “tardo traendo”

Metonimia = V 3: “pietra”

Sineddoche = V 8: “tetti”, 13 “ossa”, 14 “petto”

.

Tema della Madre – Patria

In questo sonetto il tema della madre è legato a quello della patria, cioè Zacinto, sua terra natale, differentemente dal sonetto “A Zacinto”, non si esclude la possibilità di un ritorno a casa.





Parafrasi e Analisi di ” A Zacinto “

29 06 2007

Parafrasi:

Io non potrò mai piu’ toccare le sacre sponde dove il mio corpo da piccolo giacque; o Zante mia, che ti rispecchi nelle onde del mare greco dal quale nacque la dea vergine Venere, e rese feconde quelle isole attraverso il suo primo sorriso, motivo per cui l’ alta poesia di Omero non potè non parlare del tuo limpido cielo, e delle avventure di Ulisse per il mare governato dal fato e l’ esilio di colui, bello per la fama e per la disgrazia, che è arrivato alla fine a baciare la sua Itaca piena di pietre. Tu Zacinto non avrai altro che la poesia del tuo figlio, a noi il destino ha ordinato una sepoltura senza lacrime.

Schema:

La descrizione della poesia e’ circolare: si parte da Zante per passare al mare Ionio, a Venere, alle isole, ai poemi omerici, a Omero, a Ulisse e Itaca ed infine ancora a Zante.

Temi Romantici:

Patriottismo, eroe romantico in esilio

Temi Neoclassici:

Presenza di Grecismi e Latinismi (Zacinto), figure mitologiche ( Venere), e Omero

Figure Retoriche:

Perifrasi = V 2 “dove…giacque”

Sineddoche = V 7: “nubi”

Litote = V 6: “non tacque”

Antitesi = V 11: “baciò-petrosa”

Intreccio Romantico e Neoclassico:

Il tema romantico si intreccia con quello neoclassico quando Foscolo richiama l’ attenzione sul personaggio mitologico di Ulisse, sottolineando in particolar modo la patria ed il fatto che, anche lui come Ulisse, era in esilio. Comunque la figura mitologica (neoclassica) in questo caso, coincide con l’ eroe romantico.

Identificazioni del poeta:

Il poeta si rivede in parte nella figura mitologica di Ulisse, perchè Ulisse ha potuto ritornare nella sua patria Itaca, mentre Foscolo è destinato a restare lontano da Zante anche dopo la sua morte.





Parafrsi de “I sepolcri” U. Foscolo

29 05 2007

Il sonno della morte è forse meno doloroso all’ombra dei cipressi e dentro le tombe consolate dal pianto ? Quando il sole non fecondi più sulla terra ai miei occhi per questa bella popolazione di piante e di animali, e quando davanti a me non danzeranno le ore future, attraenti di belle promesse, né udirò più da te, dolce amico , i versi e l’armonia malinconica che li ispira, né più mi parlerà nel cuore l’interesse nella mia vita da esule, quale consolazione sarà per i giorni perduti un sasso che distingua le mie dalle infine ossa che la morte sparge in terra e in mare? È proprio vero Pindemonte!anche la speranza, ultima dea, fugge le tombe e la dimenticanza circonda tutte le cose nella sua tenebra; e una forza attiva le trasforma incessantemente di movimento in movimento; e il tempo tramuta sia l’uomo sia le sue tombe sia le ultime tracce sia ciò che è stato risparmiato [provvisoriamente] dalla terra e dal cielo. Ma perché l’uomo dovrebbe negare prima del tempo a sé l’illusione che morto lo trattiene ancora sulle soglie dell’oltretomba? Egli non vive forse anche sotto terra, quando sarà per lui impercettibile l’attrattiva della vita se può risvegliarla nella mente dei suoi con nobili preoccupazioni?Dal giorno che nozze e tribunali e altari spinsero le belve umane ad essere pietose verso se stesse e verso gli altri, i viventi sottraevano all’aria malvagia e alle fiere i miseri resti che la natura destina ad altre forme con incessanti trasformazioni. Le tombe erano testimonianza delle glorie e altari per i figli; e da esse uscivano i responsi dei Lari domestici, e il giuramento sulle tombe degli avi fu considerato sacro religione che le virtù civili e il rispetto dei congiunti tramandarono con riti diversi per lungo susseguirsi di anni. Non sempre le lapidi sepolcrali fecero pavimento alle chiese; né il puzzo dei cadaveri mescolato agli incensi contaminò i devoti; né le città furono rattristate da scheletri disegnati: le madri scattano nel sonno terrorizzate, e tendono le nude braccia sulla testa amata del loro caro lattante così che non lo svegli il gemere prolungato di una persona morta che chiede agli eredi le preghiere a pagamento dalla chiesa. Ma cipressi e cedri, riempiendo l’aria di puri profumi, stendevano sulle tombe il verde perenne per eterna memoria, e vasi preziosi raccoglievano le lagrime offerte in voto. Gli amici rapivano una scintilla al sole per illuminare la notte sotterranea, perché gli occhi dell’uomo morendo cercano il sole; e tutti i petti rivolgono l’ultimo sospiro alla luce fuggente. Versando acque purificatrici, le fontane facevano crescere amaranti e viole sul tumulo mortuario; e chi sedeva sulle tombe a versare latte e a raccontare le sue pene ai cari estinti sentiva intorno un profumo come dell’aria dei beati Elisi. Questa è un’illusione benefica che rende care alle giovani inglesi i giardini dei cimiteri attorno alle città, dove le conduce l’amore della madre perduta morta, dove pregarono i Geni di concedere il ritorno al valoroso che troncò dell’albero maestro la nave conquistata. Le tombe dei grandi spingono a nobili imprese gli animi grandi, o Pindemonte,; e rendono al [giudizio del] forestiero bella e santa la terra che le contiene. Io quando vidi il monumento dove riposa il corpo di quel grande Machiavelli che, temprando lo scettro ai potenti [:fingendo di insegnare loro le tecniche del potere], ne sfronda gli allori e svela alle genti di quali lagrime e di quale sangue grondi; e la tomba di colui Michelangelo che in Roma innalzò agli dei un nuovo Olimpo ; e la tomba di colui che Galileo vide ruotare vari pianeti sotto la volta celeste, e il sole irraggiarli immobile, così che aprì per primo le vie del firmamento inglese Newton che vi avanzò profondamente; esclamai “beata te” per l’aria felice piena di vita, per le acque che l’Apennino fa scorrere verso di te dalle sue montagne! La luna, lieta della tua aria, ricopre di luce limpidissima i tuoi colli, festanti per la vendemmia; e le valli circostanti popolate di case e di oliveti, mandano verso il cielo mille profumi di fiori. Tu Firenze, inoltre, hai udito per prima il poema la divina commedia che rallegrò l’ira al ghibellino esule Dante, e tu hai dato i cari genitori e la lingua a quella dolce voce di Calliope, che adornando di un velo candidissimo l’amore, nudo in Grecia e nudo in Roma, lo restituì in braccio a Venere celeste; ma più beata che raccolte in un’unica chiesa conservi le glorie italiane, forse le uniche da quando le Alpi indifese e l’onnipotenza delle alterne sorti umane ti hanno sottratto le armi e le ricchezze e tutto tranne la memoria della passata grandezza. E spesso Vittorio Alfieri venne ad ispirarsi presso questi.E le Muse, animatrici del pensiero umano, chiamano me ad evocare gli eroi greci, me che i tempi e il desiderio di onore fanno andare esule fra popolazioni diverse. Le Muse siedono come custodi dei sepolcri, e quando il tempo con le sue fredde ali vi distrugge perfino le rovine, esse allietano i deserti con il loro canto, e l’armonia supera il silenzio di mille secoli. Un giorno vedrete un cieco mendicante Omero aggirarsi sotto le vostre ombre antichissime, e penetrare nei loculi a tentoni, e abbracciare le urne, e interrogarle. Le cavità nascoste gemeranno, e tutte le tombe narreranno di Troia, distrutta due volte e due risorta splendidamente sulle vie silenziose per rendere più bella la vittoria finale ai figli di Peleo mandati dal fato. Il sacro poeta consolando con la poesia quelle anime afflitte, eternerà i principi greci per tutte le terre che il gran padre oceano circonda. E anche tu Ettore, avrai l’onore del pianto ovunque sarà santo e degno di lagrime il sangue versato per la patria e finché il sole risplenderà sulle sciagure umane.





Prafrasi de “All’ amica risanata” U. Foscolo

29 05 2007

Come dalle profondità del mare la stella più cara a Venere (Lucifero) con i suoi capelli raggiandosi appare e decora il suo percorso nel cielo con la luce del sole, così il tuo corpo divino sorge dal letto malato (dove tu sei stata malata) e in te la bellezza rivive, la bellezza d’oro che diede sollievo alle menti degli uomini. Io vedo la rosa fiorire nel tuo viso, i tuoi occhi grandi tornano a sorridere insinuosi e lo sono talmente tanto che le altre donne e le altre madri si preoccupano ricominciando a piangere. Le ore della giornata che fino a poco fa erano le tristi amministratrici di medicine, oggi invece portano la veste indiana (di seta) e i gioielli che raffigurano Dei scolpiti (cammei), che sono il risultato della perizia di scultori greci, le scarpe bianche e i portafortuna che grazie a queste cose, i giovanotti guardando te, dimenticano le danze, guardando te che sei causa di affanno e di speranza. O quando adorni l’ arpa e con i nuovi ritmi e con le morbide curve del tuo corpo che il bisso asseconda con facilità e intanto il tuo canto più pericoloso vola oppure quando disegni figure di ballo e affidando all’ aria il tuo corpo agile, bellezze sconosciute sfuggono dai vestiti e dal velo trascurato scoprendo il petto ondeggiante. Mentre ti muovi cadono le trecce morbidamente, trecce lucide per l’ ambrosia appena messa, trecce che sono malamente trattenute dal pettine d’oro e dalla ghirlanda di rose che ad esso aprile gli dona, insieme alla salute. Così il tempo, servo dell’ amore vola intorno a te che sei invidiata, ma le grazie guardino male colui che ti ricorda che la bellezza fugge e ti ricorda il giorno della morte. La casta Artemide governa le pendici del monte Parrasio come condottiera mortale di amazzoni e faceva fischiare da lontano, per terrore dei cervi, i nervi dell’ arco di Cidone (Creta). La poesia l’ ha proclamata figlia degli Dei, il mondo spaventato la chiamava Dea e le ha consacrato il trono dei campi elisi, della freccia che non sbaglia e il carro della luna e del cielo.Allo stesso modo la poesia ha consacrato altri altari, a Bellona che un tempo era una guerriera amazzone mai sconfitta, adesso ella prepara l’ elmo, le cavalle e l’ ira guerresca contro l’ Inghilterra.E quella dea la cui statua di marmo ti vedo cingere devotamente in una corona di mirto affinché protegga le tue stanze segrete dove appari solo a me come sacerdotessa fu regina che regnò felice su Cipro e Citera, che godono di un perenne clima mite e che con le loro montagne ricoperte di boschi frangono il corso dei venti del mar Ionio. Io sono nato in quel mare; qui vagabonda nudo lo spirito della fanciulla di Faona e se il venticello notturno spira dolcemente sulle onde, le spiagge suonano lamenti di lira. Perciò io, pieno della nativa sacra ispirazione traduco in poesia italiana seria così che anche tu o dea avrai le promesse delle tue discendenze lombarde cantando i miei versi.