Analisi relativa ai canti 1-3-5 dell’ inferno

7 09 2006

FIGURE RETORICHE

Sono presenti :
• Endiadi :esprimere un concetto con due parole che hanno lo stesso significato
• Perifrasi: è costituita da un giro di parole che si adopera per indicare una cosa o per esprimere un’idea, senza usare il nome che ad essa si riferisce.
• Metafore: consiste nell’usare una parola o un’espressione in un significato diverso da quello proprio
• Chiasmo: figura retorica per cui due termini concettualmente e grammaticalmente paralleli sono disposti in ordine inverso
• Metonimia: consiste nell’usare non il termine appropriato, ma un altro vocabolo per indicare soprattutto la causa per l’effetto
• Enjambement: particolare collocazione della frase che non si conclude con la fine del verso, ma lo scavalca e prosegue, con una o più parole, nel verso successivo.

SIMBOLI

La lupa simboleggia l’ avarizia, intesa nel suo significato originario, come avidità, brama smodata di possesso.
la lonza, è una fantasiosa creazione del Poeta. Questi ce la presenta come un felino molto elegante, snello e quasi attraente;rappresenta la lussuria.
Il leone:rappresentato con forza, ostinazione,simboleggia la superbia.
l veltro: è un veloce cane da caccia. Simboleggia il salvatore e la savezza.
Il pianto: quando Dante piange significa che si sta depurando dai peccati.
Inoltre e’ presente in tutti i canti una simbologia numerica.

FIGURE DAL SIGNIFICATO NON UNIVOCO

Il veltro, cane ce rappresenta la salvezza, potrebbe essere:
1. Un imperatore: i sostenitori di questa ipotesi ricordano che il feltro riveste l’ interno delle urne e ciò lo prendono come un’ allusione all’ origine elettiva del misterioso personaggio, dunque Arrigo VII
2. Un religioso: il feltro allude al povero saio di un monaco
3. Dante: il doppio feltro allude al pileus, i frates pillati, con cui si indica la costellazione dei gemelli sotto la quale e’ nato Dante.
4. capo ghibellino: Cangrande della Scala, di cui Dante fu ospite nel suo esilio,

L’ autore del gran rifiuto: sono quasi tutti d’ accordo sul dire che l’ autore del rifiuto sia Celestino V che fu il primo papa dimissionario, tuttavia e’ un’ ipotesi perché Dante non dice chiaramente a che si riferisce.

N.B. l’ analisi è stata fatta da studenti, quindi è da usare come aiuto durante la stesura della propria analisi.





Parafrasi e sintesi del 1° canto dell’ INFERNO

7 09 2006

A metà del cammino ideale della nostra vita avendo smarrito al strada giusta mi ritrovai in una foresta buia. Ah è molto difficile dire come era questa foresta selvaggia, fitta e impenetrabile senza che il suo pensiero non mi spaventi. Tanto è amara che solo la morte lo è di più; ma per parlare delle belle cose che ho trovato, ne dirò anche delle altre che ho visto. Non so dire esattamente come entrai nella foresta, tanto ero assonnato quando abbandonai la via della verità. Ma quando giunsi ai piedi di un colle là dove terminava quella valle che mi aveva trafitto il cuore di paure, guardai in alto e vidi le sue pendici illuminate già dai raggi del pianeta che guida ciascun uomo per la giusta strada. Allora si quietò la paura che si era consolidata nella cavità del mio cuore durante la notte che passai con tanto timore.E come quel naufrago che, con il respiro affannato, giunto fuori dal mare, si volta a guardare l’ acqua pericolosa, così il mio animo, che fuggiva ancora, si voltò indietro a contemplare il passaggio che nessuno aveva mai attraversato uscendone vivo. Dopo aver lasciato il corpo a riposarsi, ripresi il cammino per la campagna deserta,facendo si che il piede fermo fosse sempre il più in basso.(in salita) Ed ecco, quasi all’ inizio della salita, una pantera dal manto maculato snella e molto agile; e mi si mise davanti senza spostarsi impedendomi di proseguire il cammino, così fui costretto a tornar più volte indietro. Era quasi l’ alba e il sole sorgeva insieme alle stelle che erano con lui quando l’ amore divino compì la creazione di quelle cose belle; così che erano motivo di sperare a proposito di quella fiera dalla pelle leggiadra l’ ora e la stagione primaverile;ma non così tanto che non mi spaventasse la vista dell’ apparizione di un leone. Questo pareva venirmi in conto con la testa alta e incredibile fame, tanto che sembrava che l’ aria tremasse. E apparve una lupa, nella sua magrezza, sembrava farsi carico di tutti i desideri del mondo, e già mise in crisi la vita di molte persone, questa mi oppresse fino a che la paura che mi faceva venire a guardarla, mi fece perdere le speranze di arrivare in cima. Come quello che accumula beni, e quando giunge il momento in cui perde tutto non ha pensieri che per piangere e rattristarsi, così mi trasformò la bestia irrequieta, che, venendomi incontro pian piano, mi faceva tornare nella foresta buia. Mentre precipitavo verso la foresta si offrì alla mia vista colui che a causa del silenzio pareva un ombra. Quando vidi questo uomo nel deserto, gli gridai: “Abbi pietà di me chiunque tu sia, fantasma o uomo”. Mi rispose: “Non sono un uomo, uomo lo ero, e i miei genitori furono lombardi, entrambi mantovani di nascita. Nacqui sotto Giulio Cesare, ma ero piccolo quando morì, vissi a Roma sotto il buon Augusto nel tempo delle false divinità pagane. Fui un poeta e cantai la storia di quel giusto figlio di Anchise che venne da Troia, dopo che fu bruciato lo splendido Ilion. Ma tu perchè ritorni a tanta sofferenza? Perché non sali il monte dilettoso Che è l’ inizio di tutte le gioie?” “Dunque sei tu quel famoso Virgilio, fa fonte di tutto quello splendido fiume di parole?” gli risposi abbassando lo sguardo. “Oneri e insegnamenti degli altri poeti mi valgano il lungo studio e il grande amore che mi ha spinto a studiare la tua opera. Tu sei il mio maestro e il mio autore preferito, tu sei il solo da cui presi il magnifico stile che mi ha reso celebre. Vedi la bestia che mi ha fatto tornare indietro; aiutami tu che sei famoso per la tua saggezza, poiché ella mi ha fatto svenire dalla paura”. “Tu devi intraprendere un altro viaggio”, rispose dopo che mi vide piangere, “se vuoi scappare da questa foresta; poiché questa bestia, della quale hai paura, non lascia passare nessuno per la sua via, ma ostacola chiunque fino ad ucciderlo; e ha una natura così cattiva, che la sua voglia bramosa non sazia mai, e dopo aver mangiato ha più fame che prima. Gli animali con cui si accoppia sono molti, e saranno ancora di più , fino che il veltro non verrà a farla morire dolorosamente. Non si ciberà né di terre né di denaro, ma di sapienza, amore e virtù, e nascerà tra poveri panni. Sarà la salvezza di quell’ umile Italia Per cui morirono la vergine Camilla, Eurialo, Turno e Niso di ferute. Questi la caccerà per ogni città fino a che non l’ avrà rimessa nell’ inferno, là dove l’ invidia di Lucifero la scatenò. Quindi per il tuo bene penso e scelgo che tu mi segua, ed io sarò la tua guida, e ti trascinerò da qui attraverso il luogo eterno, dove sentirai le grida disperate, vedrai le antiche anime sofferenti,poiché della seconda morte tutti si lamentano; e vedrai coloro che sono contenti nel fuoco, perché sperano di giungere, prima o poi, tra le genti beate del paradiso. Al quale potrai salire, e ti guiderà un’ anima più degna di me: a lei ti lascerò andandomene; perché l’ imperatore che regna lassù, poiché mi ribellai alla sua legge, non vuole che vada alla sua città. Egli omanda da tutte le parti e qui lui è il re, questa è la sua città e l’ alto trono: oh, felice chi viene scelto!”. E gli dissi: “Poeta io ti chiedo in nome di quel Dio che non hai conosciuto, perchè io fugga da questo male e un eventuale peggioramento, che tu mi conduca la dove hai detto, facendo si che io veda la porta di San Pietro e tutti coloro di cui mi hai raccontato”. Allora si incammino, e io lo seguii.

SINTESI

Dante durante un viaggio immaginario si perde ber una foresta oscura.Verso l’ alba riesce ad uscirne e si trova di fronte a un colle.Durante la salita al colle incontra due bestie fantastiche e riesce a superarle successivamente ne incontra una terza la quale riesce a far rinunciare Dante al viaggio, respingendolo verso la foresta.Appare Virgilio che, dopo essersi presentato a Dante gli racconta la situazione in cui si trova e gli spiega la profezia del veltro e il viaggio che dovrà intraprendere.

N.B. la parafrasi è stata fatta da studenti, quindi è da usare come aiuto durante la stesura della propria parafrasi.





Parafrasi e sintesi del 5° canto dell’ INFERNO

7 09 2006

Scesi dunque dal primo nel secondo cerchio, dove c’è meno spazio, ma una pena tanto più crudele, che spinge le anime a lamentarsi. Li’ c’è l’ orribile Minosse, e ringhia: valuta, all’ingresso del cerchio, le colpe delle anime; li giudica e li manda al loro posto a seconda del numero di volte che attorciglia la coda intorno al proprio corpo. Voglio dire che quando l’anima sciagurata si presenta a lui, confessa i suoi peccati; e quel giudice dei peccati comprende quale parte dell’inferno si addice ad essa; si avvolge con la coda tante volte per quanti cerchi infernali vuole che venga precipitata in basso .Davanti a lui ci sono sempre in gran numero di anime: a turno si sottopongono ciascuna al suo giudizio; si confessano e ascoltano la sentenza, e poi vengono mandate giù.”O tu che vieni nel luogo del dolore”, mi disse Minosse quando mi vide, interrompendo l’azione di un dovere così importante,”guardati dell’ entrare, e guardati da colui di cui ti fidi, non farti trarre in inganno dalla larghezza dell’entrata!” E Virgilio gli disse: ” Perché gridi ? Non ostacolare il suo viaggio predestinato: si vuole così là dove si può fare tutto ciò che si vuole, e non chiedere altro”. A questo punto cominciano a farsi sentire le grida di dolore; ora sono arrivato là dove molti pianti mi colpiscono. Arrivai in un posto privo d’ogni luce, che muggisce come un mare in tempesta, colpito da venti contrari .La tempesta infernale,che non si ferma mai, trascina le anime con impeto travolgente: le tormenta facendole vorticare e percotendole. Quando giungono davanti al precipizio, ecco le grida,il pianto, i lamenti; bestemmiano la virtù di Dio. Capii che a una tale pena sono condannati i lussuriosi, che sottomettono la ragione alla passione. E come le ali portano gli stornelli in inverno, che si dispongono in gruppi estesi e compatti, così quel vento trascina le anime perverse di qua, di là, di su, di giù; mai nessuna speranza li conforta, non smettono mai di vorticare. E come le gru sono solite cantare i loro lamenti, disponendosi in aria in lunghe file, così vidi avvicinarsi, emettendo gemiti, le anime portate dal turbine sopra menzionato: per questo chiesi: ” Chi sono mai, maestro, quegli spiriti che il vento buio in tal modo punisce?” “La prima di quelle anime di cui tu mi chiedi notizia” mi rispose allora Virgilio, “regnò su molti popoli di lingua diversa. Fu così corrottadalla lussuria, che legalizzò, ogni forma di piacere. E’ Semiramide, di cui le storie raccontano che fu sposa di Nino, a cui succedette:governò la regione che attualmente il sultano governa.L’altra è Didone, che si tolse la vita, per amore, e non rimase fedele al cadavere del marito Sicheo, e c’e anche la lussuriosa Cleopatra. Guarda Elena, a causa della quale trascorsero tanti anni di guerra, e guarda il famoso Achille, che morì combattendo per amore. Guarda Paride, Tristano “; e mi indicò più di mille anime, facendo i nomi di persone che l’ amore strappò alla vita. Dopo aver ascoltato il mio maestro nominare tutti quelle donne ed eroi dell’antichità, fui preso dalla compassione, e quasi svenni. Dissi: “Poeta, desidererei parlare con quei due che vorticano uniti, e che sembrano così leggeri nel vento”. E Virgilio: ” Vedrai quando saranno più vicini; e tu allora pregali in nome di quell’ amore che li conduce, e loro verranno”. Non appena il vento li portò verso di noi, dissi: “O anime tormentate, venite a parlarci, se nessuno ve lo vieta! ” Come le colombe, chiamate dal desiderio, si diressero nel cielo verso l’amato nido, con le ali spiegate e immobili, portate dal desiderio, così esse uscirono dalla schiera delle anime di cui fa parte anche Didone, venendo da noi attraverso l’aria infernale, tanto forte fu il richiamo affettuoso. “O uomo cortese e benevolo che attraverso l’aria buia vieni a visitare noi che macchiammo il mondo di sangue, se il re del creato ci fosse amico, noi lo pregheremmo per la tua pace, dal momento che provi compassione per il nostro atroce tormento. Ascolteremo e vi diremo quelle cose che vorrete dire e ascoltare, per tutto il tempo che la bufera ci lascia in pace, La città dove nacqui si affaccia sulla spiaggia dove il Po sfocia per trovare, coi suoi affluenti, quiete. Amore, che rapidamente fa presa su un cuore nobile, si impadronì di Paolo per la mia bellezza fisica, bellezza che mi fu tolta quando venni uccisa; e il modo in cui fui uccisa ancora oggi mi offende. Amore, che non permette che chi è amato non ami a sua volta, mi fece innamorare della bellezza di Paolo, che, come ben puoi vedere, ancora mi lega a lui. L’ amore ci portò a morire insieme: colui che ci ha tolto la vita è atteso nella Caina.” Queste parole ci vennero dette da loro. Udite quelle anime travagliate, abbassai io sguardo, e lo tenni abbassato tanto a lungo, che alla fine Virgilio mi chiese: “A cosa pensi? ” Risposi: “Ohimè, quanti pensieri amorosi, quanto desiderio condusse loro a peccare! ” Poi, rivolto a loro, parlai, e dissi: “Francesca, le tue sofferenze mi rendono triste e pietoso. Però dimmi: al tempo dei dolci sospiri, perché e come l’ amore consentì che la passione si rivelasse?” E Francesca rispose: “Nulla mi addolora maggiormente che ripensare ai momenti di gioia quando si è nel dolore; e di ciò è consapevole il tuo maestro,Ma se sei così curioso, te lo dirò piangendo. Noi leggevamo un giorno, per svago, la storia di Lancillotto e dell’amore che s’impadronì di lui: eravamo soli e non avevamo nulla da temere. Più volte quella lettura fece incontrare i nostri sguardi, e ci fece impallidire; ma solo un passo ad avere la meglio sulla nostra resistenza. Quando leggemmo come la bocca desiderata di Ginevra fu baciata da un così nobile innamorato, Paolo, che mai sarà separato da me, mi baciò, trepidante, la bocca. Galeotto fu il libro e chi lo scrisse: quel giorno non proseguimmo oltre nella sua lettura”.Mentre una delle due anime diceva queste cose, l’altra piangeva, così che per la compassione perdetti i sensi e caddi a terra come cade un corpo morto.

SINTESI
Dante arriva nel secondo cerchio infernale dove vede la punizione afflitta ai lussuriosi: vorticare eternamente in una bufera. Qui incontra Paolo e Francesca che gli raccontano la loro storia.

N.B. la parafrasi è stata fatta da studenti, quindi è da usare come aiuto durante la stesura della propria parafrasi.





Parafrasi parziale del 6° canto dell’ INFERNO

7 09 2006

Quando mi tornò la coscienza, che persi per pietà davanti ai due cognati, che mi avevano sconvolto completamente per la tristezza,vedo intorno nuovi dannati e nuove pene, in qualunque direzione mi muova e mi volga , in qualunque direzione in cui guardi. Io sono al terzo cerchio, quello della pioggia eterna, maledetta, fredda, e pesante; il ritmo e la quantità sono sempre uguali. Grandine grossa, acqua sporca e neve scendono dal il cielo tenebroso; puzza la terra che se ne impregna. Cerbero, bestia orribile, latra da cane con le sue tre gole sopra le anime che sono immerse qui. Ha occhi vermigli, la barba unta e nera , la pancia larga, e artigli alle mani; graffia gli spiriti scuoiandoli e squartandoli. La pioggia li fa urlare come cani; con un fianco proteggono l’ altro dalla pioggia; questi dannati non fanno altro che rivoltarsi continuamente. Quando Cerbero, il gran verme ci vide aprì le bocche e ci mostrò le zanne; non avevo nessuna parte del corpo che non tremasse. E la mia guida allungò le mani, prese la terra e la gettò nelle bocche del cane. Come un cane che desidera mangiare, e si tranquillizza dopo che ha addentato il cibo, perché intento a divorarlo, così si quietarono le facce sporche del demonio cerbero, che rintrona le anime a tal punto che vorrebbero essere sorde. Noi passavamo sopra le anime prostrate dal peso della pioggia e mettevamo i piedi sopra la loro inconsistenza che sembra corpo. Esse giacevano tutte per terra tranne una che si alzò a sedersi, non appena ci vide passarle davanti. “o tu che sei accompagnato per questo inferno, prova a riconoscermi, se ci riesci: tu sei nato prima che io morissi”. E risposi”forse e’ il tormento che ti affligge a tagliarti fuori dalla mia memoria, cosi’ non mi pare di averti mai visto. Ma dimmi, chi dei tu che sei stato messo in un posto così doloroso e sei dannato per una pena tale che anche se ve ne sono di peggio, nessuna e’ altrettanto fastidiosa”. E lui a me “la tua città , Firenze, che e’ invasa dell’ odio a tal punto che già trabocca il sacco, mi ospitò sulla terra nella vita serena. Voi cittadini mi avete chiamato Ciacco: a causa del peccato della gola, come puoi vedere sono fiaccato dalla pioggia. E io non sono l’ unica anima sofferente, poiché tutte queste anime subiscono una simile pena per una simile colpa” e non disse altro. “Ciacco , il tuo tormento mi addolora tento da farmi piangere, ma dimmi , se sai qualcosa, dove arriveranno i cittadini della nostra città divisa da partit; se c’e’ qualche uomo giusto; e dimmi è stata sconvolta da tale discordia.” E mi rispose “ dopo una lunga contesa verranno alla guerra, e il partito selvaggio (bianchi) caccerà l’ altra con molta violenza. Poco sopo e’ inevitabile che i bianchi cadano entro 3 anni, e che i neri comandino con la forza di un tale che adesso sembra neutrale. A lungo andranno a testa alta opprimendo l’ altro partito, per quanto questo pianga. Di giusti ce ne sono due, inascoltati; la superbia, l’ invidia e l’ avarizia sono tra le scintille che hanno acceso gli animi”;

N.B. la parafrasi è stata fatta da studenti, quindi è da usare come aiuto durante la stesura della propria parafrasi.





Parafrasi e sintesi del 3° canto dell’ INFERNO

7 09 2006

“Attraverso me si va nella città del dannata, nell’ eterno dolore, tra la perduta gente. La giustizia ispirò il mio supremo creatore; facendomi potenza divina, la somma sapienza e l’ amore (trinità).Prima di me non esisteva nessuna creatura se non quelle eterne, e io eternamente duro. Lasciate ogni speranza voi che entrate.” Queste parole tetre le vidi scritte sopra su una porta; così dissi: “Maestro, il significato di queste parole mi è incomprensibile”. Egli mi rispose da persona esperta: “Qui conviene lasciare ogni esitazione; ogni paura conviene eliminarla. Noi siamo arrivati al luogo in cui ti ho detto che vedrai la gente sofferente, che ha perso Dio”. E dopo che lui pose la mano sulla mia con un lieto rassicuramento,dove provai un senso di conforto, mi fece entrare in quei luoghi inaccessibili. Qui sospiri, pianti e altri lamenti risuonavano per il cielo senza stelle, tanto che io incominciai a piangere. Diverse lingue, orribili pronunce, parole di dolore, accenti d’ ira, voci alte e basse, e battimani facevano un chiasso, il quale si diffonde sempre in quell’ atmosfera buia, come sabbia sollevata da un vortice di vento. E io che ero dubbioso, dissi: “Maestro cosa è quello che sento? È gente che sembra così vinta dal dolore?”. E mi rispose: “Questa è la misera condizione in cui tengono le anime cattive di coloro che vissero senza meriti e senza lodi. Mischiate insieme a quel cattivo coro degli angeli che non si ribellarono, ma neppure furono fedeli a Dio. I cieli li cacciarono per non essere meno belli, e neanche il profondo dell’ inferno li accoglie, perché neanche i dannati ne possono trarre vantaggio. Ed io dissi : “Maestro cosa è per loro tanto doloroso da farli gridare così forte?”. E lui mi rispose: “Te lo dirò molto velocemente. Questi non hanno speranza di morire e la loro vita senza dio è tanto infame, che sono invidiosi di ogni altra condizione. Il mondo non ha voluto lasciare nessun ricordo di loro; li sdegnano anche la misericordia e la giustizia: non pensiamo a loro, ma guarda e passa avanti”. E io mi girai a guardare e vidi una bandiera che girando correva molto veloce, mi sembrava impossibile che si fermasse; e dietro c’era una fila di gente così lunga, che io non avrei mai creduto che fosse morta tanta gente. Dopo che io ebbi riconosciuto qualcuno, vidi e riconobbi l’ anima di colui che fece per vigliaccheria il gran rifiuto. Immediatamente capii e fui sicuro che questo fosse il gruppo dei dannati che non piacciono né a dio né ai suoi nemici. Questi sciagurati, che non furono mai realmente vivi, erano nudi e venivano punti da vespe e mosconi che erano li’. Le vespe rigavano loro il volto di sangue che , mischiato con lacrime, cadeva ai loro piedi dove era succhiato da schifosi vermi. E poi una volta che mi misi a guardare avanti vidi della gente sulla riva di un grande fiume così dissi: “ Maestro concedetemi di sapere chi sono e cosa le fa apparire così vogliose di attraversare il fiume”. E lui mi rispose: “Tutto ti sarà chiarito quando passeremo sulla spiaggia dell’ Acheronte”. Allora io con vergogna e occhi bassi, temendo chela mia domanda fosse grave ed inopportuna, fino al fiume non parlai. Ed ecco venir verso di noi su una nave un vecchio, bianco di vecchiaia, gridando: “ guai a voi anime cattive! Non sperate di veder mai il cielo: io vengo per condurvi all’ altra riva nel buio eterno, nel caldo e nel freddo. E tu cosa ci fai lì, anima viva, separati dai morti”. Ma quando vide che non lo feci disse: “attraverso altre strade, per altri porti arriverai ad un’ altra spiaggia, non qui, dovrai prendere un’ altra barca più leggiera”. E la mia guida gli disse: “Caronte si vuole così lassù dove si può fare ciò che si vuole, e non chiedere altro”. Quindi si calmarono le lanose guance del timoniere della livida palude che aveva negli occhi cerchi di fuoco. Ma quelle anime, sbiancarono e si misero a battere i denti non appena sentirono quelle parole crudeli. Bestemmiavano Dio, i loro genitori, la specie umana, il luogo e il tempo del loro concepimento e della loro nascita. E poi si raccolsero tutti piangendo sulla spiaggia crudele , che attende ogni uomo che non abbia timor di Dio. Il demonio Caronte, facendo loro cenni con occhi infuocati, raccolse tutte; e battendo con il remo chiunque non ubbidiva. Come il autunno le foglie di un albero si staccano una dopo l’ altra e si depositano a terra fino a che il ramo non le vede tutte a terra, così i malvagi discendenti di Adamo si gettano su qual lido ad una ad una, come un uccello che risponde al richiamo. Così se ne vanno per le acque oscure, e prima che arrivino sull’ altra riva, ancora di qua si forma un altro gruppo di anime. “Figlio mio” disse il maestro cortese “tutti quelli che muoiono nella rabbia di Dio si radunano qua da ogni paese; e sono pronti a passare il fiume, perché la giustizia divina li sprona, così che la paura diventi desiderio. Per di qui non mappa mai un’ anima buona e, se Caronte si lamenta di te ora puoi ben sapere cosa significhino le sue parole”. Finita questa esperienza la buia campagna tremò così forte che a causa dello spavento ho ancora la mente sudata. La terra bagnata dalle lacrime emise un vento, poi ci fu un lampo rosso, il qual emi fece svenire e caddi come un uomo colto dal sonno.

SINTESI

Dante entra con Virgilio nell’ inferno leggente le terribili parole scritte sulla porta; arriva subito nell’ antinferno dove vede le punizioni che devono subire gli ignavi, poi arriva sulla spiaggia di Caronte e, Dante una volta chiaritosi con lui riesce a salire sul traghetto e quando scende dall’ altra parte del fiume sviene alla vista di un lampo.

N.B. la parafrasi è stata fatta da studenti, quindi è da usare come aiuto durante la stesura della propria parafrasi.





Parafrasi parziale del 10° canto dell’ INFERNO

7 09 2006

Ora il mio maestro se ne va per un sentiero appartato tra il muro della città e i dannati ed io lo seguo. “o grande virtù che mi quindi come vuoi attraverso questi cerchi infernali parlami e soddisfa i miei desideri. Si potrebbe vedere la gente che sta nei sepolcri? I sepolcri cono già aperti, e non c’e’ nessuno che controlla” ed egli mi rispose “tutti i sepolcri saranno chiusi quando le anime torneranno nella valle di Giosafat con tutti i corpi che hanno lasciato lassù. Da questa parte hanno la tomba Epicureo e tutti i suoi seguaci, che ritengono l’ anima mortale. Perciò alla domanda che mi fai ora ci sarà presto una risposta, e anche al desiderio che ancora mi tieni nascosto”. E risposi “buona guida, non ti tengo nascosto il mio cuore se non per parlare poco, cosa a cui tu mi hai disposto altre volte”. “toscano che attraverso la città del fuoco tene vai vivo, parlando così dignitosamente, degnati di restare in questo posto. La tua parlata ti fa capire che sei nativo di quella patria nobile alla quale forse fui troppo dannoso.” Improvvisamente questa voce uscì da un sarcofago perciò spaventato mi avvicinai un po’ più alla mia guida. Egli mi disse “voltati, cosa fai? Guarda la’ Farinata che si è alzato: lo vedrai tutto dalla cintola in su.” Io avevo già il mio sguardo fisso nel suo; ed egli si sollevava con il petto e con la fronte come se avesse grande disprezzo per l’ inferno. E le incoraggianti mani della mia guida mi spinsero tra le tombe verso lui dicendo : “ le tue parole siano ponderate.” Quando giunsi ai piedi della tomba , mi guardò un po’ e poi quasi con sdegno, mi chiese: “chi furono i tuoi antenati?”. Io che ero desideroso di ubbidire, non glielo nascosi, ma gli dissi tutto; per cui egli sollevò un po’ le ciglia; poi disse: “furono avversari orgogliosi miei , dei miei antenati e del mio partito, così che per due volte li sconfissi”. “se furono cacciati, tornarono da ogni luogo d’ esilio” gli risposi, “si una, sia l’ altra volta; ma i vostri non appresero mai bene quell’ arte.” All’ora si alzò dall’ apertura del sepolcro un ombra, al fianco di questa, visibile fino al mento; credo si fosse alzata fino al ginocchio. Guardò intorno a me come se fosse desideroso di vedere qualcun altro con me; e dopo che le sue speranze vennero a meno, piangendo disse: “se per questo luogo buio vai grazie al tuo intelletto, mio figlio dove è? E perché non è con te?” e gli risposi “non vengo di mia iniziativa colui che attende là forse mi condurrà a quella persona la quale fu disdegnata da Guido vostro”. Le sue parole e la sua pena mi avevano già detto il nome di costui; perciò la mia risposta fu così esauriente. Drizzandosi all’ improvviso gridò “come? Dicesti “egli ebbe”? non e’ ancora vivo egli?la dolce luce non colpisce più i suoi occhi?” quando si accorse che indugiavo a rispondere ricadde supino e non si rialzò più. L’ altro , grand’uomo, alla cuoi domanda non avevo ancora risposto, non si mosse; e continuando il discorso da dove lo avevamo interrotto, “se essi non hanno ben appreso quell’ arte, questo mi tormenta più di questo letto. Ma la faccia della donna che qui regna non si sarà riaccesa cinquanta volte che tu capirai quanto pesa quell’ arte. E possa tu tornare, ma dimmi: perché quel popolo e’ così crudele con il mio in ogni sua legge?”

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Parafrasi parziale del 26° canto dell’ INFERNO

7 09 2006

Quante solo le lucciole che vede la sera il contadino, che riposa sul colle, d’ estate , giù nella valle dove vendemmia e ara; l’ ottava bolgia splendeva di tante fiamme, così come io mi accorsi non appena giunsi là dove si vedeva il fondo. – E la mia guida che mi vide tanto intento a guardare, disse: “ Dentro i fuochi ci sono gli spiriti; ciascuna si circonda di quello di cui sono accesi”. “Maestro mio” risposi, “ne sono più sicuro per avertelo sentito dire, ma già mi era sembrato che fosse così e volevo chiederti:chi e’ avvolto in quel fuoco che e’ così diviso in alto, che sembra uscire dal rogo dove fu messo Eteocle con il fratello?” Mi rispose: “Là dentro si martiria Ulisse e Diomene, e sono uniti nel castigo, come lo furono nel peccato; e dentro la loro fiamma si piange l’ inganno del cavallo che aprì la breccia dove uscì la stirpe dei romani. Si piange l’ astuzia per la quale Deidamia , anche se motrta, e’ ancora addolorata per Achille e si porta pena per il furto del Palladio.

N.B. la parafrasi è stata fatta da studenti, quindi è da usare come aiuto durante la stesura della propria parafrasi.