Ariosto, Parafrasi del 2° canto “La Pazzia di Orlando” Parte 2

14 09 2006

Così vediamo restare l’ acqua nel vaso,che abbia largo il ventre e stretta la bocca; che, capovolgendo il vaso, il liquido che vorrebbe uscire,si riversa tanto velocemente, e si ingorga nella stretta apertura, uscendo cosi’ a goccia a goaccia a fatica. Poi ritorna abbastanza in sè , e pensa se la cosa potrebbe essere non vera: che quancuno voglia così infamare il nome della sua donna  e crede e spera e brama, oppure (che quancuno voglia) gravarlo di un così insopportabile peso di gelosia, da farlo morire; e abbia, chiunque sia stato, imitato molto bene la sua calligrafia (di Angelica). con una così debole speranza, gli si rianimarono (gli spiriti vitali); quindi salì in groppa al suo Brigliadoro quando il sole stava già lasciando il posto a sua sorella luna (tramonto). Non va molto avanti, che vede uscire, dalgi alti comignoli dei tetti , del funo, sente cani abbaiare e una mandria muggire:  va fino alla villa e prende posto. Languido smonta (da cavallo), e lascia Brigliadoro a un abile garzone perchè ne abbia cura: egli si disarma, si leva gli sperono d’ oro, e si fa luciare l’ armatura. Era questa la casa dove Medoro visse quando fu ferito, e dove ebbe grande fortuna. Orlando chiede solo da dormire e niente per cena, è sazio di dolore e non di altro cibo. Quanto più cerca di trovare tranquillità, tanto più prova travaglio e dolore; vede ogni finestra, ogni porta, ogni muro, pieno dell’ odiata poesia (quella scritta da Medoro). Vorrebbe chiedere a riguardo ma poi tiene le labbra ferme (sta zitto); perche’ teme di rendere (a se stesso) troppo evidente, troppo chiara la cosa che cerca di dimenticare (ofuscare), per provare meno dolore. Ingannare se stesso non gli giova; perche’ senza domandare (dell’ accaduto)  c’e’ chi ne parla. Il pastore, che lo vede così oppresso dalla sua tristezza, e vorrebbe alleviarla, iniziò a raccontargli la storia che conosceva bene; raccontava spesso dei due amanti  a chi voleva acoltare una storia molto dilettevole; egli cominciò senza rispetto di Orlando a raccontare come egli, pregato dalla bella Angelica,  aveva portato Medoro,ferito gravemente, alla sua casa; e che ella (Angelica) curò la ferita, che guarì in pochi giorni: ma lei fu ferita con una piaga ancora maggiore di quella, nel cuore da Amore (cupido); e da una piccola scintilla si accese tanto del così cocente fuoco che la faceva ardere tutta, e non trovava pace: e senza aver riguardo che ella (Angelica) fosse figlia del più grande re che abbia mai avuto l’ oriente, sospinta da un grandissimo amore  fu portata a sposare Medoro, umile soldato. La conclusione della storia fu  che il pastore gli fece portare davanti il gioiello, che gli diede Angelica al momento della partenza come ricompensa della buona ospitalità.questa conclusione fu la scure che gli levò la testa dal collo in un colpo solo, una volta che il carnefica Amore fu sazio delle innumerevoli bastonate che già aveva dato ad Orlando. Orlando si sforza di nascondere il dolore ; e tuttavia quello e’ talmente violento ,che difficilmente lo può tenere nascostoattraverso la bocca e gli occhi e’ inevitabile che esploda . Dopo che potè dar libero sfogo al dolore (perche’ resta solo senza doversi preoccupare di nessun altro), si sparge un fiume di lacrime che dagli occhi, rigando le guance, si sparge sul petto: sospira e piange, e cammina ,girandosi spesso , di qua e di la’  cercando esplorando il letto: e se lo sente piu’ duro che un sasso, e piu’ pungente dell’ ortica.In tanto gli viene in mente l’ aspro travaglio, che nello stesso letto in cui egli (Orlando) giaceva,l’ ingrata donna (Angelica) doveva essersi più volte venuta a coriare insieme al suo amante.Non altrimenti, o quel letto ha in odio, ne’ si alza dal letto meno velocemente del contadino che si leva dall’ erba, su cui si era steso per riposarsi, per aver visto vicino a se’ un serpente. Quel letto, quella casa, quel pastore immediatamente gli viente tanto odio, o che sorga l’ alba, che precede il nuovo giorno, prende le armi e il destriero, e esce fuori  in mezzo al bosco, dove e’ più fitto e scuro l’ intrico di rami; e poi quando si accorge di essere solo (che nessuno lo segue) , con grida e  urla apre le porte al dolore. Non smette mai di gridare e di urlare; non si da’ mai pace ne’ la notte ne’ il dì. Fugge da città e da borghi, e gliace all’ aperto sul terreno duro dei luoghi inabitati. Si merviglia che nella propria testa ci possa essere una sorgente così inesauribile di pianto e come i sospiri possano essere mai così tanti; e spesso si dice nel pianto: “ Queste non sono più lacrime, che fuoriescono daglio occhi con flusso così abbondante. Non bastarono le lacrime al dolore: finirono quando il dolore si era manifestato solo per metà. Dal dolore della gelosia ora l’ umor vitae fugge attraverso quella via a cui gli occhi conducono; ed e’ quello che si riversa, cioè, quello che ne esce ora non  e’ pianto ma quell’ umore vitale  che porterà via  con sè  contemporaneamente il dolore e la vita.

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6 responses

29 05 2007
Ylenia Minei

Grazie

1 05 2008
GIORGIO

per favore, dv è la parafrasi della pazzia di orlando dv inizia così: ” pel bosco errò tutta la notte il conte;
e allo spuntar della diurna fiamma…………………..”

10 04 2009
federica

nn è qesto ciò k cerkavo…
inizia così: Rinaldo al saracin gridò con molto orgoglio…
sono i versi dal 3 al 12…
please… MI SERVONO URGENTEMENTE!!!!!

20 04 2009
Sara Cullen

mi serve quello che inizia per “afflitto e stanco al fin cade ne l’erba..” vi prego è x domani!!!!!

13 10 2009
dona

mi serve la parefrasi dal 112 al 126 velociiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiii

21 10 2014
Orlando Inspection

Orlando Inspection

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