Parafrasi parziale del 6° canto dell’ INFERNO

7 09 2006

Quando mi tornò la coscienza, che persi per pietà davanti ai due cognati, che mi avevano sconvolto completamente per la tristezza,vedo intorno nuovi dannati e nuove pene, in qualunque direzione mi muova e mi volga , in qualunque direzione in cui guardi. Io sono al terzo cerchio, quello della pioggia eterna, maledetta, fredda, e pesante; il ritmo e la quantità sono sempre uguali. Grandine grossa, acqua sporca e neve scendono dal il cielo tenebroso; puzza la terra che se ne impregna. Cerbero, bestia orribile, latra da cane con le sue tre gole sopra le anime che sono immerse qui. Ha occhi vermigli, la barba unta e nera , la pancia larga, e artigli alle mani; graffia gli spiriti scuoiandoli e squartandoli. La pioggia li fa urlare come cani; con un fianco proteggono l’ altro dalla pioggia; questi dannati non fanno altro che rivoltarsi continuamente. Quando Cerbero, il gran verme ci vide aprì le bocche e ci mostrò le zanne; non avevo nessuna parte del corpo che non tremasse. E la mia guida allungò le mani, prese la terra e la gettò nelle bocche del cane. Come un cane che desidera mangiare, e si tranquillizza dopo che ha addentato il cibo, perché intento a divorarlo, così si quietarono le facce sporche del demonio cerbero, che rintrona le anime a tal punto che vorrebbero essere sorde. Noi passavamo sopra le anime prostrate dal peso della pioggia e mettevamo i piedi sopra la loro inconsistenza che sembra corpo. Esse giacevano tutte per terra tranne una che si alzò a sedersi, non appena ci vide passarle davanti. “o tu che sei accompagnato per questo inferno, prova a riconoscermi, se ci riesci: tu sei nato prima che io morissi”. E risposi”forse e’ il tormento che ti affligge a tagliarti fuori dalla mia memoria, cosi’ non mi pare di averti mai visto. Ma dimmi, chi dei tu che sei stato messo in un posto così doloroso e sei dannato per una pena tale che anche se ve ne sono di peggio, nessuna e’ altrettanto fastidiosa”. E lui a me “la tua città , Firenze, che e’ invasa dell’ odio a tal punto che già trabocca il sacco, mi ospitò sulla terra nella vita serena. Voi cittadini mi avete chiamato Ciacco: a causa del peccato della gola, come puoi vedere sono fiaccato dalla pioggia. E io non sono l’ unica anima sofferente, poiché tutte queste anime subiscono una simile pena per una simile colpa” e non disse altro. “Ciacco , il tuo tormento mi addolora tento da farmi piangere, ma dimmi , se sai qualcosa, dove arriveranno i cittadini della nostra città divisa da partit; se c’e’ qualche uomo giusto; e dimmi è stata sconvolta da tale discordia.” E mi rispose “ dopo una lunga contesa verranno alla guerra, e il partito selvaggio (bianchi) caccerà l’ altra con molta violenza. Poco sopo e’ inevitabile che i bianchi cadano entro 3 anni, e che i neri comandino con la forza di un tale che adesso sembra neutrale. A lungo andranno a testa alta opprimendo l’ altro partito, per quanto questo pianga. Di giusti ce ne sono due, inascoltati; la superbia, l’ invidia e l’ avarizia sono tra le scintille che hanno acceso gli animi”;

N.B. la parafrasi è stata fatta da studenti, quindi è da usare come aiuto durante la stesura della propria parafrasi.


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3 responses

9 03 2011
PaT4t!n4 tunztunz

Pìsèè Grazì3 mìll333

9 03 2011
P1sk3ll3Tt0 H0Uz4r0t4P3L4T3Cn0

P4t4t4 K3 m3 l0 l4scì 3mm3ss3nn3 ????????

10 04 2011
00000ccccc

grz mille regà davero
baci

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