Parafrasi canto 16° del PURGATORIO

7 09 2006

Buio d’ inferno e di notte senza alcuna stella, sotto un cielo senza luce, quanto può essere di nuvole ottenebrata, non produsse alla mia vista un così grosso offuscamento, come quel fumo che coprì, né così pungente, che impedì all’ occhio di restare aperto; per cui la mia guida attenta e scrupolosa, si accostò a me e mi offrì la sua spalla. Così come un cieco va dietro alla sua guida per non smarrirsi e per non sbattere su qualcosa che lo danneggi o forse l’ uccida, andavo io per l’ atmosfera amara e sporca, ascoltando il mio maestro che diceva ancora : “ Bada a non separarti da me”. Io sentivo voci, ognuna sembrava pregare per pace e compassione l’ Agnello di Dio che toglie i peccati. Sempre “Agnello di Dio” era il loro inizio; si esprimevano all’ unisono, così che sembrava che tra esse ci fosse concordia. “Quelle che sento, maestro, sono anime?”, dissi io. E lui mi rispose: “Hai capito correttamente, e vanno espiando la colpa dell’ ira”. “Ora chi sei tu che fendi il nostro fumo e parli di noi come se tu dividessi ancora il tempo in mesi?”. Così da una voce fu detto; per questo motivo il mio maestro disse: “ Rispondi, e chiedi se qui si sale”. E io: “O anima che ti pulisci per tornare bella a colui che ti creò, se mi assecondi udirai delle meraviglie”. “Io ti asseconderò fin dove mi è consentito”, rispose, “e se il fumo non lascia vedere , l’ udito ci terrà uniti”. Allora incominciai: “Con quel rivestimento che la morte scioglie io vado su, e venni qui dall’ angoscioso inferno. E se Dio mi ha avvolto nella sua grazia tanto che vuole che io veda la sua corte in modo del tutto eccezionale, non nascondermi chi fosti prima di morire, ma rivelamelo e dimmi se io sto andando bene verso il valico; e così le tue parole ci guideranno”. “Fui lombardo, e fui chiamato Marco; la sapevo lunga sul mondo, e amai quella virtù alla quale oggi nessuno più aspira. Per salire, vai prosegui dritto” così rispose e aggiunse: “Ti prego di pregare per me quando sarai lassù”. E io a lui: “per onore ti prometto di far ciò che mi chiedi; ma io scoppio dentro a un dubbio se non lo risolvo. Prima era semplice, e ora è raddoppiato a seguito della tua affermazione che qui e altrove mi conferma l’ opinione a cui l’ associo. Il mondo e’ proprio tutto abbandonato da ogni virtù come tu dici, e di cattiveria è appesantito e coperto;ma ti prego indicami la causa così che la veda e la mostri agli altri; perché alcuni la pongono nel cielo e altri l’ attribuiscono agli uomini”. Gli astri iniziano le vostre azioni; non dico tutte, ma , se anche lo dicessi, vi è data la ragione per scegliere tra bene e male, e libero arbitrio; il quale, se fatica nelle prime battaglie con gli influssi astrali, se si “allena” vince tutto. Voi soggiacete liberi a Dio; ed egli crea in voi l’ intelletto, sul quale gli astri non hanno potere. Perciò, se il mondo presente sbaglia, voi siete la causa, e in voi si cerchi; e io te ne sarò vera spia. Esce di mano a colui che la progetta prima che sia creata, come una fanciulla che piange e ride in modo infantile, l’ anima ingenua che non sa nulla, tranne che,mossa dall’ impulso della letizia del creatore, torna volentieri verso ciò che la diletta. Dapprima si appaga di piccoli piaceri, e qui si inganna e continua ad inseguirli, se una guida o un freno non controllano il suo amore. Per cui come freno si dovette ricorrere alle leggi; si convenne di avere un re che rendesse visibile la torre della città. Le leggi si sono, ma chi le fa applicare? Nessuno, perché il pastore che guida, può interpretare le sacre scritture, ma non può esercitare la giustizia; per cui la gente, che vede la propria guida tendere verso ciò di cui e’ ghiotta, si accontenta di quello e non chiede più altro. Puoi ben vedere che la cattiva guida e’ la causa che ha fatto il mondo colpevole, e non è la natura che in voi e’ corrotta. Roma diede al mondo la giustizia, aveva per consuetudine due soli, che facevano vedere l’una e l’ altra strada, quella del mondo e quella di Dio. L’ uno ha oscurato l’ altro e la spada si e’ congiunta al pastorale, e questa unione forzata e’ ovvio che vada male; perché, uniti nelle stesse mani, non si rispettano a vicenda: se non mi credi, pensa al frutto di questa unione, perche’ dal seme prodotto si può riconoscere la qualità di qualsiasi pianta.

N.B. la parafrasi è stata fatta da studenti, quindi è da usare come aiuto durante la stesura della propria parafrasi.

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4 responses

3 05 2007
aless

ma il sesto canto del purgatorio?!?

21 05 2008
k7

Grazie molto utile…

27 05 2008
Serious Sam

grande kiunkue tu sia..m’ha risparmiato 1 ora e mezza d vita

17 02 2009
hanny bianchi

manca l’ultima parte babbi

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