IMPORTANTE, fate ATTENZIONE !

2 11 2008

Ciao a tutti, oggi ho ricevuto un commento da parte di uno di voi che mi incitava a aggiornare il blog. Purtroppo a luglio ho finito il mio percorso alle scuole superiori, ora ho iniziato l’ univeristà, frequento ingegneria biomedica al politecnico di milano. 

Nel Blog sono presenti tutti gli appunti che sono riuscito a reperire dalle scuole superiori, non ne ho altri.

Se volete un sito piu’ aggiornato e con maggiori contenuti, vi chiedo cortesemente di inviarmi i vosti compiti e i vostri appunti, cosi che molti altri utenti possano usufruirne.

Sono intenzionato a inserire anche le scansioni delle pagine dei miei appunti di 5° e anche a creare un sito vero e proprio per il materiale didattico, purtroppo mi manca il tempo, il 10 e il 18 novembre ho 2 esami (analisi e chimica) quindi almeno per un mesetto  non si parlera’ di aggiornamenti. Vedro’ di fare il possibile durante le vacanza di Natale.   

Per rendere migliore il sito, chiedo il VOSTRO AIUTO, per un nuovo sito servirebbero:

                       – Un Logo (se qualcuno di voi fa l’ artistico o e’ bravo a disegnare potrebbe provarci)

                       – Tanto nuovo materiale ( per questo potete essere utili tutti)

Questo anche perche’ mi aspetterei un minimo di riconoscenza nei miei confronti, io che vi risparmio (oramai da 3 anni) molte fatiche.   Per favore COLLABORATE.

 

Come ho detto, a breve non ci saranno aggiornamenti, pero’ vi terro’ costantemente informati (ameno ogni 2 settimane) sull’ evolversi dei progressi.

 

Grazie.

Alessandro

 

PS nei post (compreso questo) sono graditi commenti e ringraziamenti.

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E’ quasi finita!

29 05 2008

Allora, la scuola, anche per quest anno, è quasi finita. Come e’ andata? Pensate di essere promossi o bocciati? Vi ammetteranno o no all’esame? Che media pensate di avere?

 

Lasciate pure nei commenti le vostre impressioni, i vostri ricordi e i vostri commenti qui sotto.

Finiti gli esami (lo so, l’ ho promesso molte volte…) spero di arricchire il blog con tanti nuovi appunti, e magari trasferirlo al di fuori della piattaforma wordpress.

 

COMMENTATE!!!!! e in bocca al lupo per gli scrutini!





Commissioni esterne (esame di stato 2008)

26 05 2008

sono uscite le commissioni esterne! (purtroppo o per fortuna…)

nel mio caso, sembra che sia andata abbastanza bene!

trovate tutte le commissioni su:

http://www.trampi.istruzione.it/EsamiStato/startMotoreEsamiStato.do





Tema “Le avanguardie di inizio ‘900”

7 05 2008

La definizione “avanguardia” viene attribuita ai movimenti artistici di rottura e innovazione di inizio Novecento, in cui gli artisti (letterari o meno) si riunivano sotto un manifesto da loro firmato. I principali movimenti letterari che si sviluppano in Italia a inizio secolo sono il Futurismo e il Crepuscolarismo.

Il primo nasce in Italia a seguito della pubblicazione, nel 1909, sul quotidiano parigino “Le Figarò”, del “Manifesto dal Futurismo” da parte di Marinetti. Da questo proclama si capisce che i futuristi sono attratti dal mondo moderno, dal traffico, dalle automobili, dagli aerei, dalla velocità; Marinetti vede l’ uomo a cavalcioni della terra, che la guida a tutta velocità lungo l’orbita con un volante conficcato sul suo asse di rotazione. Amavano la guerra e la violenza, si sentivano realizzati solo mediante l’utilizzo della forza. Rifiutavano tutto ciò che era vecchio e fermo, perché bisognava guardare solo avanti; proprio per questa visione del mondo volevano distruggere e mettere al rogo le biblioteche e le accademie. 

Tre anni dopo, nel 1912, sempre sullo stesso giornale, ancora da Marinetti pubblica il “Manifesto tecnico del Futurismo”. In questo documento, più lungo del precedente, viene trattata, appunto, la parte tecnica della poesia, cioè come doveva scrivere un ero futurista. Dato che la velocità era un “chiodo fisso” per questi poeti, nel testo troviamo molti accorgimenti per rendere la lettura della poesia più dinamica. Tra questi: l’ abolizione della punteggiatura, al posto della quale venivano usati simboli matematici e musicali; l’abolizione degli avverbi, degli aggettivi, perché veniva imposto l’ utilizzo del verbo all’infinito e doveva esserci un doppio per ogni nome. Quest’ultimo accorgimento significava che per ogni sostantivo ne andava aggiunto un altro, analogicamente collegato al precedente. Queste analogie seguivano il gusto barocco, cioè erano tanto più belle quanto più collegavano campi semantici totalmente differenti. Come intuibile, in questo modo, la lettura poteva risultare molto complicata per alcuni lettori; ai futuristi, che avevano una mentalità elitaria, non importava; sostenevano che chi non capiva i testi, non ne era all’altezza e non meritava di capire. Inoltre i futuristi hanno rotto con le strutture poetiche classiche e componevano spesso facendo uso di calligrammi. Detto questo nei manifesti, lo stesso Marinetti in alcuni suoi testi, come “Zang Tum Tum”, dove si descrive l’ attraversamento dello stretto di Messina di un treno a bordo di un traghetto, utilizza avverbi, aggettivi e punteggiatura; inoltre si sente in dovere di spiegare alcune analogie. Dunque non rispetta le regole da lui stesso enunciate.

Contemporaneo al futurismo, nasce il Crepuscolarismo. Per questo movimento, che non ha un vero e proprio manifesto, viene considerate tale un’opera di Corazzini: “Desolazione di un povero poeta sentimentale” . In questa poesia vengono messi in luce i principi e gli atteggiamenti di un poeta crepuscolare: questi rifiutavano il positivismo e il futurismo, e non volevano essere considerati come i poeti che andavano di moda all’epoca, cioè come D’Annunzio. Non credevano in nessuna funzione della poesia. Ipoeti crepuscolari hanno una passione per gli oggetti vecchi, insignificanti, comuni, e per le azioni monotone, ripetitive. La loro malinconia di fondo é data dal sempre presente desiderio di svanire (Cupio-dissolvi) che li porta ad avere un atteggiamento nei confronti della vita vittimistico. I crepuscolari non hanno un manifesto tecnico, ma si può osservare il loro modo di scrivere in una poesia di Moretti: “A Cesena”. Questa poesia mostra la delusione di un fratello nel vedere la sorella “cambiata” dopo un anno di matrimonio; è scritta in terzine di endecasillabi. Vengono scelte una struttura e una forma classiche per le poesia dei crepuscolari, in questo caso la stessa forma che viene usata da Dante nella “Divina Commedia”, che però presenta al suo interno un lessico tipico della prosa e quindi di facile lettura. Nonostante queste due avanguardie presentino bersagli polemici e interessi diversi, autori come Palazzaschi hanno sperimentato entrambe le sensibilità . Questa fusione di stili si trova nel testo “Lasciatemi Divertire” di Palazzeschi; il testo è futurista del punto di vista dei contenuti, delle onomatopee, ma anche crepuscolare, a causa della svalutazione della figura del poeta. Se il crepuscolarismo ha trovato molti esponenti in Italia, il futurismo si è sviluppato molto più all’estero e anche in altre espressioni artistiche, come la pittura e la grafica.





” MANIFESTO TECNICO DELLA LETTERATURA FUTURISTA ” di Marinetti

7 05 2008

In aeroplano, seduto sul cilindro della benzina, scaldato il ventre dalla testa dell’aviatore, io sentii l’inanità ridicola della vecchia sintassi ereditata da Omero. Bisogno furioso di liberare le parole, traendole fuori dalla prigione del periodo latino! Questo ha naturalmente, come ogni imbecille, una testa previdente, un ventre, due gambe e due piedi piatti, ma non avrà mai due ali. Appena il necessario per camminare, per correre un momento e fermarsi quasi subito sbuffando!…
Ecco che cosa mi disse l’elica turbinante, mentre filavo a duecento metri sopra i possenti fumaioli di Milano. E l’elica soggiunse:
1. Bisogna distruggere la sintassi, disponendo i sostantivi a caso, come nascono.
2. Si deve usare il verbo all’infinito, perché si adatti elasticamente al sostantivo e non lo sottoponga all’io dello scrittore che osserva o immagina.
Il verbo all’infinito può, solo, dare il senso della continuità della vita e l’elasticità dell’intuizione che la percepisce.
3. Si deve abolire l’aggettivo perché il sostantivo nudo conservi il suo colore essenziale. L’aggettivo avendo in sé un carattere di sfumatura, è incompatibile con la nostra visione dinamica, poiché suppone una sosta,
una meditazione.
4. Si deve abolire l’avverbio, vecchia fibbia che tiene unite l’una all’altra
le parole. L’avverbio conserva alla frase una fastidiosa unità di tono.
5. Ogni sostantivo deve avere il suo doppio, cioè il sostantivo deve essere seguito, senza congiunzione, dal sostantivo a cui è legato per analogia. Esempio: uomo-torpediniera, donna-golfo, folla-risacca, piazza-imbuto,
porta-rubinetto.
Siccome la velocità aerea ha moltiplicato la nostra conoscenza del mondo, la percezione per analogia diventa sempre più naturale per l’uomo.
Bisogna dunque sopprimere il come, il quale, il così, il simile a. Meglio ancora, bisogna fondere direttamente l’oggetto coll’ immagine che esso evoca, dando l’immagine in iscorcio mediante una sola parola essenziale.
6. Abolire anche la punteggiatura. Essendo soppressi gli aggettivi, gli avverbi e le congiunzioni, la punteggiatura è naturalmente annullata, nella continuità varia di uno stile vivo, che si crea da sé, senza le soste assurde delle virgole e dei punti. Per accentuare certi movimenti e indicare le loro direzioni, s’impiegheranno i segni della matematica: +–x:=> <, e i segni musicali.
7. Gli scrittori si sono abbandonati finora all’analogia immediata. Hanno paragonato per esempio l’animale all’uomo o ad un altro animale, il che equivale ancora, press’a poco, a una specie di fotografia. Hanno paragonato per esempio un fox-terrier a un piccolissimo puro-sangue. Altri, più avanzati, potrebbero paragonare quello stesso fox-terrier trepidante, a una piccola macchina Morse. Io lo paragono, invece, a un’acqua ribollente.
V’è in ciò una gradazione di analogie sempre più vaste, vi sono dei rapporti sempre più profondi e solidi, quantunque lontanissimi.
L’analogia non è altro che l’amore profondo che collega le cose distanti, apparentemente diverse ed ostili. Solo per mezzo di analogie vastissime uno stile orchestrale, ad un tempo policromo, polifonico e polimorfo, può abbracciare la vita della materia.
Quando, nella mia Battaglia di Tripoli, ho paragonato una trincea irta di baionette a un’orchestra, una mitragliatrice a una donna fatale, ho introdotto intuitivamente una gran parte dell’universo in un breve episodio di battaglia africana.
Le immagini non sono fiori da scegliere e da cogliere con parsimonia, come diceva Voltaire. Esse costituiscono il sangue stesso della poesia.
La poesia deve essere un seguito ininterrotto d’immagini nuove, senza di che non è altro che anemia e clorosi.
Quanto più le immagini contengono rapporti vasti, tanto più a lungo esse conservano la loro forza di stupefazione. Bisogna – dicono – risparmiare
la meraviglia del lettore. Eh! via! Curiamoci, piuttosto, della fatale corrosione
del tempo, che distrugge non solo il valore espressivo di un capolavoro, ma anche la sua forza di stupefazione. Le nostre orecchie troppe volte entusiaste non hanno forse già distrutto Beethoven e Wagner? Bisogna dunque abolire nella lingua ciò che essa contiene in fatto d’immagini stereotipate, di metafore scolorite, e cioè quasi tutto.
8. Non vi sono categorie d’immagini, nobili o grossolane, eleganti o volgari, eccentriche o naturali. L’intuizione che le percepisce non ha né preferenze né partiti-presi. Lo stile analogico è dunque padrone assoluto
di tutta la materia e della sua intensa vita.
9. Per dare i movimenti successivi d’un oggetto bisogna dare la catena delle analogie che esso evoca, ognuna condensata, raccolta in una parola essenziale.
Ecco un esempio espressivo di una catena di analogie ancora mascherate
e appesantite dalla sintassi tradizionale.
«Eh sì! voi siete, piccola mitragliatrice, una donna affascinante, e sinistra, e divina, al volante di un’invisibile centocavalli, che rugge con scoppî d’impazienza. Oh! certo, fra poco balzerete nel circuito della morte, verso il capitombolo fracassante o la vittoria!… Volete che io vi faccia dei madrigali pieni di grazia e di colore? A vostra scelta, signora… Voi somigliate, per me,
a un tribuno proteso, la cui lingua eloquente, instancabile, colpisce al cuore gli uditori in cerchio, commossi… Siete in questo momento, un trapano onnipotente, che fora in tondo il cranio troppo duro di questa notte ostinata… Siete, anche, un laminatoio, un tornio elettrico, e che altro? Un gran cannello ossidrico che brucia, cesella e fonde a poco a poco le punte metalliche
delle ultime stelle!…» (Battaglia di Tripoli.)
In certi casi bisognerà unire le immagini a due a due, come le palle incatenate, che schiantano, nel loro volo tutto un gruppo d’alberi.
Per avviluppare e cogliere tutto ciò che vi è di più fuggevole e di più inafferrabile nella materia, bisogna formare delle strette reti d’immagini o analogie, che verranno lanciate nel mare misterioso dei fenomeni.
Salvo la forma a festoni tradizionale, questo periodo del mio Mafarka il futurista è un esempio di una simile fitta rete d’immagini:
«Tutta l’acre dolcezza della gioventù scomparsa gli saliva su per la gola, come dai cortili delle scuole salgono le grida allegre dei fanciulli verso i vecchi maestri affacciati al parapetto delle terrazze da cui si vedono fuggire sul mare i bastimenti…».
Ed ecco ancora tre reti d’immagini:
«Intorno al pozzo della Bumeliana, sotto gli olivi folti, tre cammelli comodamente accovacciati nella sabbia si gargarizzavano dalla contentezza, come vecchie grondaie di pietra, mescolando il ciac-ciac dei loro sputacchi ai tonfi regolari della pompa a vapore che dà da bere alla città. Stridori e dissonanze futuriste, nell’orchestra profonda delle trincee dai pertugi sinuosi e dalle cantine sonore, fra l’andirivieni delle baionette, archi di violini che la rossa bacchetta del tramonto infiamma di entusiasmo E il tramonto-direttore d’orchestra, che con un gesto ampio raccoglie i flauti sparsi degli uccelli negli alberi, e le arpe lamentevoli degli insetti, e lo scricchiolio dei rami, e lo stridio delle pietre. È lui che ferma a un tratto i timpani delle gamelle e dei fucili cozzanti, per lasciar cantare a voce spiegata sull’orchestra degli strumenti in sordina, tutte le stelle dalle vesti d’oro, ritte, aperte le braccia, sulla ribalta del cielo. Ed ecco una gran dama allo spettacolo… Vastamente scollacciato, il deserto infatti mette in mostra il suo seno immenso dalle curve liquefatte
tutte verniciate di belletti rosei sotto le gemme crollanti della prodiga notte». (Battaglia di Tripoli.)
10. Siccome ogni specie di ordine è fatalmente un prodotto dell’intelligenza cauta e guardinga, bisogna orchestrare le immagini disponendole secondo
un maximum di disordine.
11. Distruggere nella letteratura l’«io», cioè tutta la psicologia.
L’uomo completamente avariato dalla biblioteca e dal museo, sottoposto
a una logica e ad una saggezza spaventose, non offre assolutamente più interesse alcuno. Dunque, dobbiamo abolirlo nella letteratura, e sostituirlo finalmente colla materia, di cui si deve afferrare l’essenza a colpi d’intuizione, la qual cosa non potranno mai fare i fisici né i chimici.
Sorprendere attraverso gli oggetti in libertà e i motori capricciosi la respirazione, la sensibilità e gl’istinti dei metalli, delle pietre, del legno, ecc. Sostituire la psicologia dell’uomo, ormai esaurita, con l’ossessione lirica
della materia.
Guardatevi dal prestare alla materia i sentimenti umani, ma indovinate piuttosto i suoi differenti impulsi direttivi, le sue forze di compressione, di dilatazione, di coesione e di disgregazione, le sue torme di molecole in massa o i suoi turbini di elettroni. Non si tratta di rendere i drammi della materia umanizzata. È la solidità di una lastra d’acciaio, che c’interessa per se stessa cioè l’alleanza incomprensibile e inumana delle sue molecole o dei suoi elettroni, che si oppongono, per esempio, alla penetrazione di un obice. Il calore di un pezzo di ferro o di legno è ormai più appassionante, per noi, del sorriso o delle lagrime di una donna.
Noi vogliamo dare, in letteratura, la vita del motore, nuovo animale istintivo del quale conosceremo l’istinto generale allorché avremo conosciuti gl’istinti delle diverse forze che lo compongono.
Nulla è più interessante, per un poeta futurista, che l’agitarsi della tastiera
di un pianoforte meccanico. Il cinematografo ci offre la danza di un oggetto che si divide e si ricompone senza intervento umano. Ci offre anche lo slancio a ritroso di un nuotatore i cui piedi escono dal mare e rimbalzano violentemente sul trampolino. Ci offre infine la corsa d’un uomo a 200 chilometri all’ora. Sono altrettanti movimenti della materia, fuor dalle leggi dell’intelligenza e quindi di una essenza più significativa.
Bisogna inoltre rendere il peso (facoltà di volo) e l’odore (facoltà di sparpagliamento) degli oggetti, cosa che si trascurò di fare, finora, in letteratura. Sforzarsi di rendere per esempio il paesaggio di odori che percepisce un cane. Ascoltare i motori e riprodurre i loro discorsi.
La materia fu sempre contemplata da un io distratto, freddo, troppo preoccupato di se stesso, pieno di pregiudizi di saggezza e di ossessioni umane.
L’uomo tende a insudiciare della sua gioia giovane o del suo dolore vecchio la materia, che possiede un’ammirabile continuità di slancio verso
un maggiore ardore, un maggior movimento, una maggiore suddivisione di se stessa. La materia non è né triste né lieta. Essa ha per essenza il coraggio,
la volontà e la forza assoluta. Essa appartiene intera al poeta divinatore che saprà liberarsi dalla sintassi tradizionale, pesante, ristretta, attaccata al suolo, senza braccia e senza ali perché è soltanto intelligente. Solo il poeta asintattico e dalle parole slegate potrà penetrare l’essenza della materia e distruggere la sorda ostilità che la separa da noi.
Il periodo latino che ci ha servito finora era un gesto pretenzioso col quale l’intelligenza tracotante e miope si sforzava di domare la vita multiforme e misteriosa della materia. Il periodo latino era dunque nato morto.
Le intuizioni profonde della vita congiunte l’una all’altra, parola per parola, secondo il loro nascere illogico, ci daranno le linee generali di una psicologia intuitiva della materia. Essa si rivelò al mio spirito dall’alto di un aeroplano. Guardando gli oggetti, da un nuovo punto di vista, non più di faccia o per di dietro, ma a picco, cioè di scorcio, io ho potuto spezzare le vecchie pastoie logiche e i fili a piombo della comprensione antica.
Voi tutti che mi avere amato e seguìto fin qui, poeti futuristi, foste come me frenetici costruttori d’immagini e coraggiosi esploratori di analogie.
Ma le vostre strette reti di metafore sono disgraziatamente troppo appesantite dal piombo della logica. Io vi consiglio di alleggerirle, perché il vostro gesto immensificato possa lanciarle lontano, spiegate sopra un oceano più vasto.
Noi inventeremo insieme ciò che io chiamo l’immaginazione senza fili. Giungeremo un giorno ad un’arte ancor più essenziale, quando oseremo sopprimere tutti i primi termini delle nostre analogie per non dare più altro che il seguito ininterrotto dei secondi termini. Bisognerà, per questo, rinunciare ad essere compresi. Esser compresi, non è necessario. Noi ne abbiamo fatto a meno, d’altronde, quando esprimevamo frammenti della sensibilità futurista mediante la sintassi tradizionale e intellettiva.
La sintassi era una specie di cifrario astratto che ha servito ai poeti per informare le folle del colore, della musicalità, della plastica e dell’architettura dell’universo. La sintassi era una specie d’interprete o di cicerone monotono. Bisogna sopprimere questo intermediario, perché la letteratura entri direttamente nell’universo e faccia corpo con esso.
Indiscutibilmente la mia opera si distingue nettamente da tutte le altre per la sua spaventosa potenza di analogia. La sua ricchezza inesauribile d’immagini uguaglia quasi il suo disordine di punteggiatura logica.
Essa mette capo al primo manifesto futurista, sintesi di una 100 HP lanciata alle più folli velocità terrestri.
Perché servirsi ancora di quattro ruote esasperate che s’annoiano, dal momento che possiamo staccarci dal suolo? Liberazione delle parole, ali spiegate dell’immaginazione, sintesi analogica della terra abbracciata da un solo sguardo e raccolta tutta intera in parole essenziali.
Ci gridano: «La vostra letteratura non sarà bella! Non avremo più la sinfonia verbale, dagli armoniosi dondolii, e dalle cadenze tranquillizzanti!». Ciò è bene inteso! E che fortuna! Noi utilizziamo, invece, tutti i suoni brutali, tutti i gridi espressivi della vita violenta che ci circonda.
Facciamo coraggiosamente il «brutto» in letteratura, e uccidiamo dovunque
la solennità. Via! non prendete di queste arie da grandi sacerdoti, nell’ascoltarmi! Bisogna sputare ogni giorno sull’Altare dell’Arte!
Noi entriamo nei dominii sconfinati della libera intuizione.
Dopo il verso libero, ecco finalmente le parole in libertà!
Non c’è, in questo, niente di assoluto né di sistematico.
Il genio ha raffiche impetuose e torrenti melmosi. Esso impone talvolta delle lentezze analitiche ed esplicative. Nessuno può rinnovare improvvisamente
la propria sensibilità. Le cellule morte sono commiste alle vive.
L’arte è un bisogno di distruggersi e di sparpagliarsi, grande annaffiatoio
di eroismo che inonda il mondo.
I microbi – non lo dimenticate – sono necessari alla salute
dello stomaco e dell’intestino.
Vi è anche una specie di microbi necessaria alla vitalità dell’arte, questo prolungamento della foresta delle nostre vene, che si effonde, fuori dal corpo, nell’infinito dello spazio e del tempo.
Poeti futuristi! Io vi ho insegnato a odiare le biblioteche e i musei, per prepararvi a odiare l’intelligenza, ridestando in voi la divina intuizione,
dono caratteristico delle razze latine.
Mediante l’intuizione, vinceremo l’ostilità apparentemente irriducibile
che separa la nostra carne umana dal metallo dei motori.
Dopo il regno animale, ecco iniziarsi il regno meccanico.
Con la conoscenza e l’amicizia della materia, della quale gli scienziati
non possono conoscere che le reazioni fisico-chimiche, noi prepariamo
la creazione dell’uomo meccanico dalle parti cambiabili. Noi lo libereremo dall’idea della morte, e quindi dalla morte stessa, suprema definizione dell’intelligenza logica.

Nulla d’aggiungere ai posteri ancora l’ardua sentenza.





” Il Manifesto del Futurismo ” di Filippo Tommaso Marinetti

7 05 2008

“Le Figarò” 20 Febbraio 1909 

1-Noi vogliamo cantare l’amor del pericolo, l’abitudine all’energia e alla temerità.

2-Il coraggio, l’audacia, la ribellione, saranno elementi essenziali della nostra poesia.

3-La letteratura esaltò fino ad oggi l’immobilità penosa, l’estasi ed il sonno. Noi vogliamo esaltare il movimento aggressivo, l’insonnia febbrile, il passo di corsa, il salto mortale, lo schiaffo ed il pugno.

4-Noi affermiamo che la magnificenza del mondo si è arricchita di una bellezza nuova: la bellezza della velocità 

5-Noi vogliamo inneggiare all’uomo che tiene il volante, la cui asta attraversa la Terra, lanciata a corsa, essa pure, sul circuito della sua orbita.

6-Bisogna che il poeta si prodichi con ardore, sfarzo e magnificenza, per aumentare l’entusiastico fervore degli elementi primordiali.

7-Non vi è più bellezza se non nella lotta. Nessuna opera che non abbia un carattere aggressivo può essere un capolavoro.

8-Noi siamo sul patrimonio estremo dei secoli!  poichè abbiamo già creata l’eterna velocità onnipresente.

9-Noi vogliamo glorificare la guerra-sola igene del mondo-il militarismo, il patriottismo, il gesto distruttore 

10-Noi vogliamo distruggere i musei, le biblioteche, le accademie d’ogni specie e combattere contro il moralismo, il femminismo e contro ogni viltà opportunistica o utilitaria

11-Noi canteremo  le locomotive dall’ampio petto,  il volo scivolante degli areoplani. E’ dall’Italia che lanciamo questo manifesto di violenza travolgente e incendiaria col quale fondiamo oggi il Futurismo





CONVERSIONE STATICA DELL’ENERGIA ELETTRICA

7 05 2008

 

La conversione permette il passaggio dell’energia elettrica da corrente alternata a continua e viceversa. I primi convertitori erano (e in qualche parte sono), gruppi di due o più macchine elettriche in asse tra loro (convertitori rotanti). Adesso si usano dispositivi elettronici a semiconduttore che permettono la parzializzazione dell’onda e / o l’inversione dell’onda.

I dispositivi elettronici che parzializzano l’onda sono di tre tipi: non comandati (diodi), comandati in apertura (tiristori), comandati in apertura ed in chiusura (GTO).